Quanto è l'IVA su quello che vendi
Non c'è una logica, c'è una lista. Il 22% vale per tutto; il 4, il 5 e il 10 valgono solo per le cose scritte una per una nelle parti II, II-bis e III della Tabella A allegata al DPR 633/1972, e le percentuali di quelle tre parti sono fissate dall'art. 16 dello stesso decreto. Per questo la pasta è al 4% e le uova al 10% nella stessa spesa, la birra è al 10% e il vino al 22% sullo stesso scaffale, l'acqua è al 10% e l'aranciata al 22% nello stesso frigo.
Attenzione a un dettaglio che confonde chi va a leggere il testo originale: le intestazioni della Tabella A dicono ancora 2% e 9%, perché sono quelle del 1972 rimaste nel testo. Le percentuali che valgono oggi sono quelle dell'art. 16: parte II 4%, parte II-bis 5%, parte III 10%. Per questo qui sotto ogni caso cita il numero della tabella e l'art. 16.
Le due domande che valgono per tutti
Quando si applica l'IVA al 10%?
Quando quello che vendi è scritto nella parte III della Tabella A. Non c'è un tema che tiene insieme quella lista: ci stanno la carne, la birra, gli alberghi, i lavori in casa e la corrente elettrica di casa, e ci sta ognuno per il suo numero.
Perché
Art. 16 DPR 633/1972: L'aliquota è ridotta al quattro, al cinque e al dieci per cento per le operazioni che hanno per oggetto i beni e i servizi elencati, rispettivamente, nella parte II, nella parte II-bis e nella parte III dell'allegata tabella A
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quando si applica l'IVA al 4%?
Quando quello che vendi è scritto nella parte II della Tabella A: pane, pasta, farina, latte fresco, olio, frutta e verdura fresche, libri, prima casa. Fuori da quell'elenco il 4% non esiste, nemmeno per prodotti simili.
Perché
Art. 16 DPR 633/1972 con Tabella A, parte II, nn. 3, 5, 6, 8, 10, 13, 15, 18, 21.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Che IVA metto su un cesto con dentro cose ad aliquote diverse?
Se fai un prezzo solo per tutto il pacco, si applica l'aliquota più alta a tutto, anche se il grosso del cesto sta a un'aliquota più bassa. Se invece separi le voci in fattura, ognuna tiene la sua.
Perché
Agenzia delle Entrate, Risposta n. 35 del 20 gennaio 2022: in presenza di più operazioni, per le quali sia pattuito un corrispettivo unico, deve aversi riguardo all'aliquota IVA più alta tra quelle previste per i beni/servizi ceduti/resi, a prescindere dall'eventuale prevalenza dei beni/servizi ad aliquota inferiore
. Lo stesso documento indica la strada per tenere ogni aliquota: la loro corretta individuazione e una distinta fatturazione
. Il principio è più vecchio: risoluzione n. 111/E del 5 agosto 2004.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
È vero che gli artigiani sotto 25.000 euro hanno il 10%?
No, non esiste. La storia gira online attaccata all'art. 34 del DPR 633/1972, ma quell'articolo è il regime speciale dei produttori agricoli: la parola artigiano non compare, la cifra 25.000 non compare, e l'unica soglia che contiene è 7.000 euro di volume d'affari per l'esonero dei piccoli agricoltori. Un artigiano applica l'aliquota del bene che vende, come tutti.
Perché
Art. 34 DPR 633/1972, testo in vigore dal 12 agosto 2018 al 31 dicembre 2026, rubrica Regime speciale per i produttori agricoli
, comma 6: I produttori agricoli che nell'anno solare precedente hanno realizzato [...] un volume d'affari non superiore a 7.000 euro [...] sono esonerati dal versamento dell'imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Bar, ristorante, asporto
L'IVA al ristorante è 10 o 22?
Tutto quello che servi al locale è 10%: cibo, bibite, vino, caffè, senza distinzioni. Cambia solo se vendi un prodotto confezionato da portare via, che tiene la sua aliquota.
Perché
Tabella A, parte III, n. 121, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16 dello stesso decreto: somministrazioni di alimenti e bevande, effettuate anche mediante distributori automatici
. Le parole sono alimenti e bevande
e non escludono gli alcolici. Che l'operazione sia una somministrazione e non una vendita lo decide il test dell'Agenzia delle Entrate (Risposta n. 581 del 14 dicembre 2020), che la descrive come commistione di 'prestazioni di dare' e 'prestazioni di fare'
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA al bar?
10%, e non cambia niente fra il banco e il tavolo. Cambia solo se quello che vendi è un prodotto confezionato che il cliente porta via.
Perché
Tabella A, parte III, n. 121, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16. Il numero non distingue fra banco e tavolo; distingue fra somministrare e vendere, e il criterio è quello della Risposta n. 581 del 14 dicembre 2020 dell'Agenzia delle Entrate.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
L'IVA sull'asporto è diversa da quella al tavolo?
No. Se è un piatto pronto, che tu lo serva al tavolo, lo dia d'asporto o lo consegni a casa, è sempre 10%. Cambia solo se quello che vendi è un prodotto confezionato tale e quale: lì conta l'aliquota di quel prodotto.
Perché
L. 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1, comma 40, interpretazione autentica del n. 80 della Tabella A, parte III (al 10% per l'art. 16 DPR 633/1972): in essa rientrano anche le cessioni di piatti pronti e di pasti che siano stati cotti, arrostiti, fritti o altrimenti preparati in vista del loro consumo immediato, della loro consegna a domicilio o dell'asporto
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sulla pizza?
10% comunque: al tavolo, d'asporto o consegnata a casa.
Perché
Due strade portano allo stesso punto: al tavolo è somministrazione (Tabella A, parte III, n. 121), d'asporto o a domicilio è piatto pronto (n. 80, come interpretato dalla L. 178/2020, art. 1, comma 40). Entrambe le parti III stanno al 10% per l'art. 16 DPR 633/1972.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Gli alcolici al ristorante hanno l'IVA al 22%?
No, serviti stanno al 10% come tutto il resto. Il confine non è l'alcol, è servire o vendere: in negozio la birra resta al 10% perché ha un numero suo, mentre vino e superalcolici vanno al 22%.
Perché
Serviti: Tabella A, parte III, n. 121, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16, senza eccezioni per l'alcol. Venduti: la birra è al n. 82 della stessa parte III (birra (v.d. 22.03)
); vino e superalcolici non compaiono in nessuna delle parti agevolate, quindi restano all'aliquota ordinaria dell'art. 16.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA in hotel?
10% sul pernottamento, e con lui su tutto quello che dai al cliente alloggiato, colazione compresa.
Perché
Tabella A, parte III, n. 120, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16: prestazioni rese ai clienti alloggiati nelle strutture ricettive di cui all'articolo 6 della legge 17 maggio 1983, n. 217
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sul gelato?
Servito in gelateria è 10%, come ogni somministrazione. Sul gelato confezionato che il cliente porta via la strada passa dalle preparazioni alimentari, ed è un caso di confine: nessun documento dell'Agenzia delle Entrate lo dice per il gelato.
Caso di confine
Perché
Servito: Tabella A, parte III, n. 121, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16. Confezionato: la voce che si userebbe è il n. 80 della stessa parte III, preparazioni alimentari non nominate né comprese altrove
, ma la parola gelato non compare in nessun punto della Tabella A e non risulta un documento dell'Agenzia delle Entrate che sistemi il caso. Se vendi gelato confezionato, chiedi conferma prima di scegliere l'aliquota.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Cibo e bevande in negozio
Quanto è l'IVA sul pane?
Il pane comune è 4%. Se ci aggiungi zucchero, miele, uova o formaggio non è più panetteria ordinaria e passa al 10%.
Perché
Tabella A, parte II, n. 15, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16: paste alimentari; crackers e fette biscottate; pane, biscotto di mare e altri prodotti della panetteria ordinaria [...] senza aggiunta di zuccheri, miele, uova o formaggio
. La panetteria fine sta al n. 68 della parte III, al 10%.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sulla pasta?
4%, sulla stessa riga del pane.
Perché
Tabella A, parte II, n. 15, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16, che si apre proprio con paste alimentari
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sulla farina?
4% per le farine e semole di frumento, granturco e segala. Le farine di avena e degli altri cereali minori, quando non vanno agli animali, stanno al 10%.
Perché
Tabella A, parte II, n. 10, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16: farine e semole di frumento, granturco e segala; farine di orzo; farine di avena, farine di riso e di altri cereali minori destinate ad uso zootecnico
. Il contraltare è il n. 27 della parte III, al 10%: farine di avena e di altri cereali minori destinate ad usi diversi da quello zootecnico
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sul latte?
Il latte fresco confezionato per la vendita al minuto è 4%. Latte concentrato, latte zuccherato, yogurt e crema di latte sono 10%.
Perché
Tabella A, parte II, n. 3, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16: latte fresco, non concentrato né zuccherato, destinato al consumo alimentare, confezionato per la vendita al minuto, sottoposto a pastorizzazione o ad altri trattamenti previsti da leggi sanitarie
. Al 10% stanno i nn. 11, 12 e 13 della parte III. Il latte a lunga conservazione cade fra le due formule e non risulta un documento dell'Agenzia delle Entrate che lo collochi: su quello chiedi conferma.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sull'olio d'oliva?
4%.
Perché
Tabella A, parte II, n. 13, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16: olio d'oliva; oli vegetali destinati all'alimentazione umana od animale, compresi quelli greggi destinati direttamente alla raffinazione per uso alimentare (v.d. ex 15.07)
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
E l'olio di semi ha la stessa IVA dell'olio d'oliva?
Sì, l'olio di semi per uso alimentare sta nello stesso numero dell'olio d'oliva, quindi 4%. Sugli oli greggi c'è una seconda voce che dice cose simili al 10%, e lì il confine è di confine davvero.
Caso di confine
Perché
Tabella A, parte II, n. 13, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16, copre oli vegetali destinati all'alimentazione umana od animale
. Il n. 50 della parte III, al 10%, copre oli vegetali greggi destinati alla alimentazione umana od animale
: le due voci si sovrappongono sugli oli greggi e non risulta un documento dell'Agenzia delle Entrate che sciolga la sovrapposizione. Sull'olio raffinato per uso alimentare la voce al 4% è quella che lo nomina.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA su frutta e verdura?
Fresche, refrigerate o surgelate senza zuccheri aggiunti sono 4%. Appena le prepari o le conservi, sott'aceto, sciroppate, candite o in confettura, passano al 10%.
Perché
Al 4%: Tabella A, parte II, nn. 5, 6 e 8, DPR 633/1972, con l'aliquota dell'art. 16. Al 10%: nn. 21 e da 69 a 74 della parte III.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sulla carne?
10%, fresca, congelata, salata o affumicata che sia. Salsicce e salami sono anche loro al 10%.
Perché
Tabella A, parte III, DPR 633/1972, nn. da 3 a 8 per le carni e le frattaglie, n. 55 per salsicce e salami, n. 56 per le altre preparazioni; tutta la parte III sta al 10% per l'art. 16.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Che aliquota IVA hanno le uova?
10%. È l'esempio che spiega tutto: la pasta accanto nel carrello è al 4%.
Perché
Tabella A, parte III, n. 14, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16: uova di volatili in guscio, fresche o conservate
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sullo zucchero?
10%, per lo zucchero solido non aromatizzato né colorato.
Perché
Tabella A, parte III, nn. 59 e 60, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
L'acqua in bottiglia ha l'IVA al 10 o al 22?
10%, anche in bottiglia. Le bibite gassate e analcoliche no: quelle sono 22% se le vendi e 10% se le servi al locale.
Perché
Tabella A, parte III, n. 81, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16: acqua, acque minerali (v.d. ex 22.01)
. Le bibite non compaiono in nessuna parte agevolata, quindi restano all'aliquota ordinaria dell'art. 16; servite rientrano nel n. 121.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sul caffè?
Il pacco di caffè che vendi è 22%. La tazzina al banco è 10%, perché è somministrazione.
Perché
Il caffè torrefatto o macinato non compare in nessuna delle parti agevolate della Tabella A: l'unica voce vicina è il n. 76 della parte III, che riguarda cicoria torrefatta e altri succedanei torrefatti del caffè e loro estratti; estratti o essenze di caffè
. Il caffè in sé resta quindi all'aliquota ordinaria dell'art. 16 DPR 633/1972. Al banco vale il n. 121 della parte III, al 10%.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Che aliquota IVA ha il vino?
La bottiglia che vendi in negozio va al 22%. Lo stesso vino servito al tavolo del tuo locale va al 10%, perché lì non stai vendendo una bottiglia, stai somministrando.
Perché
Il vino non compare nella parte II, nella parte II-bis né nella parte III della Tabella A, quindi resta all'aliquota ordinaria dell'art. 16 DPR 633/1972. Compare nella parte I, che però non è una lista di aliquote ridotte: la sua nota dice che quelle percentuali servono ai produttori agricoli dell'art. 34 come compensazione forfettaria. Servito, vale il n. 121 della parte III, al 10%.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Che aliquota IVA ha la birra?
10%, anche la bottiglia che vendi in negozio. La birra ha un numero suo e non segue gli altri alcolici.
Perché
Tabella A, parte III, n. 82, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16: birra (v.d. 22.03)
. Una riga sola, senza condizioni.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sui fiori?
Fiori recisi freschi e piante vive sono 10%. Il vaso e la confezione no: se fai un prezzo unico per tutto, sale tutto all'aliquota più alta.
Perché
Tabella A, parte III, n. 20, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16, che copre fiori e boccioli di fiori recisi, per mazzi o per ornamenti, freschi
: la parola che fa il lavoro è freschi
. Sul prezzo unico vale la Risposta n. 35/2022 dell'Agenzia delle Entrate, sopra.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Casa, lavori, energia
L'IVA sulla ristrutturazione è al 10%?
Sì, per manutenzione, restauro, risanamento e ristrutturazione su una casa privata. Su un ufficio o un capannone no, quelli restano al 22%.
Perché
L. 23 dicembre 1999, n. 488, art. 7, comma 1, lett. b), testo in vigore dal 1º gennaio 2018 al 31 dicembre 2026: le prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio [...] realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata
. L'intestazione del comma dice fino alla data del 30 settembre 2003
e trae in inganno: l'aggiornamento sulla stessa norma registra che la L. 244/2007, art. 1, comma 18, come modificata dalla L. 191/2009, l'ha estesa per gli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012 e successivi
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Perché sul preventivo la caldaia non è tutta al 10%?
Perché sette beni hanno un tetto: caldaie, infissi, ascensori e montacarichi, videocitofoni, condizionatori, sanitari e rubinetterie da bagno, impianti di sicurezza. Il 10% su quei beni vale solo fino a quanto vale il resto del lavoro; la parte che avanza torna al 22%.
Perché
Agenzia delle Entrate, Circolare n. 15/E del 12 luglio 2018: Il D.M. del 29 dicembre 1999 individua espressamente i seguenti beni significativi: ascensori e montacarichi; infissi esterni ed interni; caldaie; videocitofoni; apparecchiature di condizionamento e riciclo dell'aria; sanitari e rubinetterie da bagno; impianti di sicurezza
, e L'elenco deve considerarsi tassativo
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
L'IVA sulla prima casa è al 4%?
Se compri da un'impresa e hai i requisiti prima casa, sì, ed è esclusa la casa di categoria A/1, A/8 o A/9. Se la compri da un privato l'IVA non c'è del tutto: c'è l'imposta di registro.
Perché
Tabella A, parte II, n. 21, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16: case di abitazione ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9 [...] in presenza delle condizioni di cui alla nota II-bis) all'articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA in edilizia?
Dipende da cosa è l'immobile e da chi lo compra, ed è la voce più frastagliata della tabella. Le due situazioni che hanno una risposta secca sono i lavori su casa privata (10%) e l'acquisto della prima casa da impresa (4%); fuori da quelle due, il caso è di confine.
Caso di confine
Perché
Le voci in gioco sono la Tabella A, parte II, nn. 21, 21-bis, 24, 39 e 41-ter al 4%, e la parte III, nn. da 127-quinquies a 127-quinquiesdecies al 10% (aliquote fissate dall'art. 16 DPR 633/1972). Il n. 127-undecies definisce ancora la casa non di lusso
rinviando al DM 2 agosto 1969, mentre il n. 21 della parte II usa le categorie catastali A/1, A/8 e A/9: i due criteri convivono e non risulta un documento che li allinei. Per un immobile diverso da quelli sopra, chiedi conferma.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
L'IVA sulla bolletta della luce è al 10%?
Quella di casa sì. Quella dell'ufficio o del negozio è al 22%, a meno che tu non sia un'impresa estrattiva, agricola o manifatturiera.
Perché
Tabella A, parte III, n. 103, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16: energia elettrica per uso domestico; energia elettrica e gas per uso di imprese estrattive, agricole e manifatturiere comprese le imprese poligrafiche, editoriali e simili
. Le riduzioni temporanee sul gas degli anni scorsi non sono nel testo in vigore dal 13 dicembre 2025 al 31 dicembre 2026.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
La legna da ardere e il pellet hanno la stessa IVA?
No. La legna da ardere è 10%, il pellet è 22%: le riduzioni temporanee sul pellet erano scritte anno per anno e sono finite.
Perché
Tabella A, parte III, n. 98, DPR 633/1972, al 10% per l'art. 16: legna da ardere in tondelli, ceppi, ramaglie o fascine; cascami di legno, compresa la segatura, esclusi i pellet (v.d. 44.01)
. L'ultima proroga sul pellet, con la L. 213/2023, art. 1, comma 46, arrivava a i mesi di gennaio e febbraio 2024
e non è stata rinnovata nel testo in vigore oggi.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Cultura, arte, salute
Quanto è l'IVA sui libri?
4%, ebook compresi se hanno un ISBN. Restano fuori i cataloghi che non sono di informazione libraria.
Perché
Tabella A, parte II, n. 18, DPR 633/1972, al 4% per l'art. 16, che copre giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici, anche in scrittura braille [...] ad esclusione dei giornali e periodici pornografici e dei cataloghi diversi da quelli di informazione libraria
. La L. 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 667, aggiunge che sono libri tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN o ISSN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
L'IVA sulle opere d'arte è al 5%?
Sì, dal 2025 le opere d'arte, l'antiquariato e gli oggetti da collezione stanno al 5%. Vale a condizione che non si applichi il regime del margine sui beni usati.
Perché
Tabella A, parte II-bis, n. 1-novies, DPR 633/1972, al 5% per l'art. 16: oggetti d'arte, di antiquariato, da collezione di cui alle lettere a), b) e c) della tabella allegata al decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41 [...] a condizione che non si applichi il regime speciale per i rivenditori di beni usati
. Il numero è stato inserito dal D.L. 30 giugno 2025, n. 95, art. 9, comma 2, lett. a), che nella stessa mossa ha abrogato il vecchio n. 127-septiesdecies della parte III. Il decreto è del 30 giugno 2025; il testo che vale oggi è quello in vigore dal 10 agosto 2025, dopo la conversione.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sulla ceramica fatta a mano?
Un pezzo unico di ceramica, fatto interamente da te e firmato, è opera d'arte e sta al 5%. Una linea di bigiotteria in ceramica no, quella è 22%. Se sei in mezzo fra le due cose, è un caso di confine: chiedi conferma prima di fatturare.
Caso di confine
Perché
La definizione sta nella tabella allegata al D.L. 23 febbraio 1995, n. 41, lettera a), richiamata dal n. 1-novies della parte II-bis della Tabella A (al 5% per l'art. 16 DPR 633/1972): esemplari unici di ceramica, interamente eseguiti dall'artista e firmati dal medesimo
. L'esclusione delle minuterie e degli oggetti di oreficeria e di gioielleria
che si legge nella stessa tabella è scritta sulla voce degli smalti su rame, non su quella della ceramica: non è quindi un'esclusione generale, ed è un'altra ragione per far confermare il caso.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
I dispositivi medici hanno l'IVA al 10%?
Solo se la loro composizione li fa rientrare nella voce doganale 3004. Fuori da lì sono 22%, e la classificazione la dà la Dogana, non il marchio CE.
Caso di confine
Perché
L. 30 dicembre 2018, n. 145, art. 1, comma 3, interpretazione autentica del n. 114 della Tabella A, parte III (al 10% per l'art. 16 DPR 633/1972): devono intendersi compresi nel numero 114) [...] anche i dispositivi medici a base di sostanze normalmente utilizzate per cure mediche [...] classificabili nella voce 3004 della nomenclatura combinata
.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Quanto è l'IVA sugli integratori alimentari?
Gli integratori non hanno un'aliquota propria. Si arriva al 10% solo se la Dogana classifica quel prodotto nella voce 2106; altrimenti sono 22%, e si decide un prodotto alla volta.
Caso di confine
Perché
Agenzia delle Entrate, Risposta n. 305/2025: i cd. 'integratori alimentari' non rappresentano prodotti che di per sé beneficiano dell'aliquota IVA ridotta perché non espressamente previsti in alcuna delle Parti della Tabella A
, e l'eventuale applicazione agli stessi di un'aliquota IVA ridotta è riconosciuta caso per caso, sulla base del parere tecnico reso da ADM
. Il 10% arriva dal n. 80 della parte III, al 10% per l'art. 16 DPR 633/1972.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Sulle prestazioni sanitarie si mette l'IVA?
Se è diagnosi, cura o riabilitazione della persona la prestazione è esente e in fattura l'IVA non c'è. Se non ha finalità di cura esce dall'esenzione, e dove passa il confine è un caso di confine.
Caso di confine
Perché
Art. 10, primo comma, n. 18, DPR 633/1972, testo in vigore dal 13 dicembre 2025 al 31 dicembre 2026: le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione della persona rese nell'esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza
. La norma è agganciata a quelle tre finalità e la parola estetico non compare: chi lavora sul confine fra cura e non cura chieda conferma.
Aggiornato il 7 agosto 2026.
Lo scorporo dell'IVA in una divisione
Si divide l'importo lordo per 1 più l'aliquota in forma decimale: con l'IVA al 22% il divisore è 1,22. Il risultato è l'imponibile, cioè la parte al netto dell'imposta; l'IVA è la differenza tra lordo e imponibile. Esempio: 122,00 € ÷ 1,22 = 100,00 € di imponibile, e 122,00 − 100,00 = 22,00 € di IVA.
IVA = lordo − imponibile
Il divisore nasce dal fatto che il lordo è l'imponibile moltiplicato per (1 + aliquota ÷ 100): dividere per quel fattore riporta al netto. Se lavori già su un foglio di calcolo, le stesse formule pronte da incollare sono nella guida sullo scorporo dell'IVA in Excel.
| Aliquota | Divisore | Imponibile su 1.000 € | IVA su 1.000 € |
|---|---|---|---|
| 22% | 1,22 | 819,67 € | 180,33 € |
| 10% | 1,10 | 909,09 € | 90,91 € |
| 5% | 1,05 | 952,38 € | 47,62 € |
| 4% | 1,04 | 961,54 € | 38,46 € |
Dal netto al lordo: aggiungere l'imposta
Si moltiplica l'imponibile per l'aliquota e si divide per 100: il risultato è l'IVA da sommare. Con 1.000,00 € di imponibile al 22%: 1.000 × 22 ÷ 100 = 220,00 € di IVA, quindi 1.220,00 € di totale. È il percorso inverso dello scorporo, quello che serve quando parti dal prezzo che vuoi tenere tu e devi arrivare al prezzo da esporre al cliente.
Quali sono le aliquote IVA in Italia?
Sono quattro: il 22% (ordinaria), il 10% e il 5% (ridotte) e il 4% (minima). Il 22% è l'aliquota residuale, quella di tutto ciò per cui la legge non ha previsto una riduzione; le riduzioni valgono solo per le voci elencate nella Tabella A allegata al DPR 633/1972, parte II per il 4%, parte II-bis per il 5% e parte III per il 10%. Le percentuali delle tre parti sono fissate dall'art. 16 dello stesso decreto, ed è per quello che le intestazioni della tabella, ferme al 1972, dicono ancora 2% e 9%.
| Aliquota | Dove è scritta | Qualche caso, con la fonte qui sopra |
|---|---|---|
| 22% | Art. 16, regola generale | Vino in bottiglia, caffè confezionato, bibite gassate, pellet, e tutto ciò che non è in elenco |
| 10% | Tabella A, parte III | Ristorante e bar, carne, birra, acqua, uova, hotel, lavori su casa privata, luce di casa |
| 5% | Tabella A, parte II-bis | Opere d'arte, antiquariato e oggetti da collezione, dal 2025 e fuori dal regime del margine |
| 4% | Tabella A, parte II | Pane, pasta, farina, latte fresco, olio, frutta e verdura fresche, libri, prima casa da impresa |
Il testo che vale oggi è quello in vigore dal 13 dicembre 2025 al 31 dicembre 2026. Dal 1º gennaio 2027 il DPR 633/1972 e la sua Tabella A sono sostituiti dal testo unico IVA, il D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, e i riferimenti citati qui cambieranno indirizzo.
Arrotondamenti al centesimo e riga di quadratura
Gli importi si arrotondano al centesimo con il criterio matematico: da mezzo centesimo in su si arrotonda per eccesso. Questo strumento fa tutti i conti in centesimi interi, non in virgola mobile, quindi non può stampare un numero con la coda di zeri e un nove alla fine; nello scorporo arrotonda l'imponibile e ricava l'IVA per differenza, così imponibile più IVA dà sempre il totale di partenza.
Quando le righe sono tante, però, due strade corrette danno due numeri diversi: sommare righe già arrotondate, oppure arrotondare una volta sola sul totale di ogni aliquota. La differenza è di qualche centesimo e non è un errore di nessuno dei due. Nel registro qui sopra i due numeri compaiono affiancati solo quando non coincidono, con la differenza scritta per nome; sulla fattura la si sistema con una riga di arrotondamento di ±0,01 € fuori campo IVA. Se il gestionale del tuo cliente ti dà un centesimo di differenza rispetto al tuo, è questo che è successo.
Questo calcolo vale ai fini fiscali?
L'aritmetica è esatta e la puoi rifare a mano con le formule qui sopra. La parte difficile dell'IVA non è la divisione, è sapere quale aliquota si applica: per quello ci sono i casi qui sopra, ognuno con il numero della Tabella A e l'art. 16 che ne fissa la percentuale. Dove la tabella non decide da sola c'è scritto caso di confine, e lì la pagina che decide è Norme generali e aliquote dell'Agenzia delle Entrate. Restano fuori da questa pagina i regimi che cambiano chi versa l'imposta invece di quanto è: il reverse charge (circolare 14/E del 2015, PDF) e lo split payment (circolare 15/E del 2015, PDF).